L`uomo della Zaibatsu – Parte 2

novembre 11, 2010

…Dopo il training e` previsto un periodo di 2 mesi (che poi diventano 3) nelle varie sezioni della fabbrica, per seguire da vicino la produzione. Forse il periodo più noioso della mia vita. Sveglia alle 6, arrivo in fabbrica alle 7.30, esercizi alle 8, pausa alle 10, pranzo alle 12, ripresa del lavoro alle 13, pausa alle 15, fine lavoro 17, arrivo a casa ORE 18.15. Dodici ore fuori di casa. Non mi pagano abbastanza, decido.

Impressioni sparse su 3 mesi pesanti come un macigno:
La sezione (genba) in cui trascorro più tempo è anche la mia preferita. I ragazzi sono fantastici, alla mano, ho l`impressione di non essere mai stato così vicino a uno del luogo. Al lavoro non faccio assolutamente nulla (ma NON posso appartarmi per farmi i cazzi miei) ma sono contento di stare con loro. Se solo il tempo passasse più rapidamente…

Canticchio una musichina mentre lavoriamo… il tipo che ho vicino dice: “ma io questa l`ho gia` sentita… tipo in sala giochi…”
“E` MAKAIMURA” faccio io…
“AAAH, ecco perche`…”

Il tempo non passa mai. Vengo riportato bruscamente ai tempi della scuola dell`obbligo, quando restavo con gli occhi incollati all`orologio. Ho tanto tempo per pensare alla qualsiasi. Sperimento l`alienazione dell`operaio. E` tutto molto brutto. Passo questo periodo in costante stato di non-vita. Arrivo all`assurdo in cui sono contento se mi danno qualche lavoro (molto umile… di solito spazzare…) da fare. Mi mantiene in vita: la promessa di essere trasferito in un ufficio vicino casa.

Scopro che uno dei ragazzi in questa prima sezione ha giocato a “IL RICHIAMO DI CTHULHU” quando era alle superiori. C`e` vita su marte.

Alcuni ragazzi giocano a monster hunter sulla PSP. Sono cosi` appassionati da aver messo dei modellini dal gioco in un piccolo spazio ufficio a loro riservato… i mostriciattoli vengono di solito disposti in pose oscene.

Il tempo non passa mai. Inizio a pensare al sesso fine a se` stesso abbastanza spesso… non e` un bene… mi sto trasformando in un animale.

Un giorno becco uno dei ragazzi di un`altra sezione che monta un modellino di gundam in un`area dove (pensava) non va mai nessuno… faccio quasi finta di niente.

Scoppia una rissa mentre mi trovo alla sezione verniciatura. Finalmente succede qualcosa. Il senior prende a calci un ragazzino e poi gli gli sbatte la testa contro il muro. Aiuto a sedare gli animi. I due si scusano umilmente dopo pranzo con tutto il gruppo.

Prima di ogni giornata lavorativa, dopo gli esercizi ginnici, c`e` una riunione con i capi della fabbrica. Tutti devono ascoltare cosa hanno da dire. Dopo c`e` la riunione con i capi della propria sezione. I ragazzi con cui sono piu` legato spesso e volentieri fanno gli scemi quando il loro capo parla (anche lui partecipa alle scemenze…).

La cosa piu` dura sono le trasferte: Gianfranco Marziano (un galantuomo degno di questo nome, non come voi…. -completate la citazione-) ha descritto meravigliosamente la situazione nel suo psichedelico BANGJETS. Sveglia alle 6, piscia come un vecchio, lavati come un gatto (cit.) prendi metro, cambia metro, cambia metro, prendi bus aziendale. La parte peggiore e` il bus aziendale… c`e` la televisione e sono costretto a sentirmi tutte le stronzate che la madre di tutti i deficienti giapponesi (e ce ne sono tanti) ha da scodellare. Mi aiutano alla sopravvivenza il Kindle (il miglior acquisto fatto da ANNI), Mishima, Dick, Dostoevskij, Politkovskaya e pure quella merda di Mao. In realtà il contrasto è stridente. Piu` leggi qualcosa che ti fa girare le meningi, più ti girano le palle per il fatto che intorno a te c’è un semideserto-culturale. Devo convertirmi alla massa o resistere stoicamente e spararmi le pose?

Conto i giorni che mi separano dalla fine del training. Conto le ore. Conto….

La promessa di andare all’ufficio vicino casa viene frantumata brutalmente, tipo: “hai sentito? La prossima settimana vai in ufficio”. “Si` lo so (cazzo! Era pure ora)…”
“Allora la prossima settimana ci vediamo qui…”
“Qui dove?”
“All’ufficio della fabbrica”

ALLANEMECHIVEMMUORTO!!!

Continua…?


L’uomo della zaibatsu – Parte 1

settembre 6, 2010

Questo post potrebbe iniziare così:

… apro gli occhi. Il futon mi si appiccica alla schiena sudaticcia… il ventilatore che mi aiuta a sopportare l’afa settembrina gira ormai da più di 10 ore ininterrottamente. Non ho sentito ancora la sveglia, credo che sia un’ora imprecisata prima delle 6 del mattino (la avevo controllata prima, ed erano le 5 e qualcosa). Le 7.45. Sono in ritardo di un’ora e quarantacinque minuti. E’ lunedì…

… facciamo un passo indietro

“Non capisci un cazzo! Sei uno stronzo! Dici sempre ‘ho capito’ e poi non capisci una mazza! Questo non è lavoro!” mi grida, in giapponese, il “sensei”. Mi sciolgo in un mare di scuse ed inchini e trovo buffo che tutto quello che mi dice si traduca in dialetto napoletano nella mia mente…

Un altro passo indietro:

Una sera di luglio in un bar di Nagoya. Io ho preso un hamburger di canguro (non è uno scherzo), il tedesco poco o niente. Mi sta parlando di lavoro.

“… e dunque ti dicevo, dopo un periodo di training, abbastanza duro, ti spediranno in ufficio”.

“Ma io di questa roba non so niente però…”. dico.

“… non preoccuparti, imparerai”.

“Quanto mi daranno?” dico buttando tutto sullo spiccio.

“Ti pagheranno – cifra abbastanza alta da farmi abbandonare il mondo dell’insegnamento senza pensarci troppo su – Yen”

“Fammi parlare con ‘il capo’”

Primo pomeriggio. Il “capo” è un ragazzone alto e simpatico. E’ di discendenza coreana, di cultura e inglese più che decenti. Mi dice più o meno quello che mi ha detto il tedesco. Lui gestisce una agenzia interinale che fornisce lavoratori a questa compagnia che lavora nel campo aerospaziale. A sua volta la compagnia lavora per una compagnia MOLTO in vista. L’idea è quella di formare del personale che sappia le lingue e sia in grado di affrontare trattative con aziende che operano all’estero nello stesso settore. Il sistema è giapponese (inventato dalla Panasonic mi dicono)… indipendentemente da ciò che farai devi iniziare dalla gavetta. Ripeto al coreano quello che ho detto al tedesco:
“Non ne so niente, ma sono pronto a imparare”

Passa qualche giorno. La fabbrica madre del gruppo, come anche le altre, è molto lontana dal centro. Se non si è dotati di un mezzo proprio la si può raggiungere con la metro fino a un certo punto e quindi con il minibus aziendale. Facendo dei rapidi calcoli, quando e se inizierò questo periodo di training, dovrò svegliarmi alle 6 del mattino. Un orario improponibile per uno come me che non ha mai preso il vizio di lavorare.

Lo stabilimento è proprio sul porto, abbiamo un po’ di tempo e lo trascorriamo a parlare osservando le navi da carico su uno sfondo da incipit de ‘il neuromante’. Giunta l’ora ci rechiamo in fabbrica. Noto subito che nel piccolo parcheggio antistante c’è una Fiat 500 Abarth gialla vecchio tipo… e già intuisco per quale motivo.

Inizia la ‘mensetsu’, il colloquio (perché poi metto ‘la’ al posto di ‘il’?). Ci sono ‘il capo dei capi’, chiamato ‘SENMU’ (Direttore Generale) e il direttore alle vendite. Sono vestito con un completo gessato che mi fa sembrare un giovane laureato alla scuola Mediolanum con un masterdicomunicazioneaziendale, oppure un mafioso degli anni ’50, scegliete voi. Sorseggio una zuppa fredda e velenosa che loro hanno il coraggio di chiamare caffé su poltroncine di design italiano (in pelle umana, sospetto) in un ufficio di rappresentanza.

“… e dunque questa sarebbe la nostra idea.”

“Premetto che sono onorato di essere stato scelto da voi, onestamente vi dico che non sono preparato a questo nuovo lavoro, ma che sono pronto ad imparare” dico novello samurai che fa una dichiarazione di fedeltà al suo daimyo… intanto inizio a sentire lontano lontano il refrain del pezzo di Adam Freeland ‘WE WANT YOUR SOUL‘.

La fabbrica all’interno è… interessante. Non è grandissima, ma certo non è piccola. Dimenticavo di dirvi un particolare… l’unica fabbrica che ho visto finora è quella della Cocacola alle scuole medie. Pannelli, uniformi, apparecchiature grandi e costose, robot, tutti salutano in un modo che non ho mai sentito prima (‘lavora in sicurezza’ mi spiegheranno poi), pulizia e attenzione ai dettagli. Senmu è genuinamente simpatico. Fa battute a tutto spiano e mi mette a mio agio. Incontro, tra i vari papaveri, alti e meno alti, dell’azienda, anche il proprietario della 500 che, come sospettavo, ha la FIAT 500 ABARTH perché è quella di Lupin III… non si esce vivi dagli anni ’80, neanche in Giappone… il refrain di WE WANT YOUR SOUL continua.

Torno dall’Italia. Mi fanno 2 giorni di training, tra l’interessante e il mortalmente palloso, sulla “morale dell’azienda”, su come ci si comporta in fabbrica, la sicurezza, l’organizzazione, i does e i don’t, con tanto di video educativi (anche sul sexual harassment)… Le persone che mi impartiscono la lezione sono gentili e interessanti… WE WANT YOUR SOUL grida una voce elettronica.

Fatto questo breve training arrivo nell’altra fabbrichetta del gruppo. Silenzio tombale di tomba. Poche persone, una decina al massimo, anzi meno. Mi viene dato un armadietto… non ho un luogo per cambiarmi e lo faccio di nascosto in uno spazio angusto, l’uniforme è usata (del tedesco) ma poco me ne cale. Si inizia con gli esercizi ginnici, ore 8, urlati a tutto volume da un disco registrato che viene fatto girare in tutte le fabbriche del gruppo nello stesso momento. La voce elettronica grida WE WANT YOUR SOUL. Mi colpisce la poca voglia di fare esercizio di alcuni operai. Il caso limite è uno che si mette in disparte e muove solo le braccia facendole ondeggiare a destra e sinistra… l’atmosfera non è delle migliori.

L’addestramento vero e proprio inizia. In training con me la “ragazza-lavandino”, un cesso che nelle pause fuma a più non posso sigarette al mentolo e parla solo con il “sensei” (come se fosse suo fratello). Una cosa la comprendo subito, non sono fatto per la fabbrica. Apri i buchi nei pannelli, allargali, mettici i rivetti, toglici i rivetti… queste sono le cose che tentano di farmi imparare in 15 fottutissimi giorni da incubo dove vengo insultato ogni giorno, tutti i giorni, dal “sensei”. Il sensei è il tipico “masto” che molti campani conoscono. La figura del “masto” (il capo) è archetipica. Credo che il suo template sia sempre esistito senza essere riprogrammato dai tempi di Ramsete IV. Funziona così: io ti spiego (in dialetto) e tu cerchi di capire. Ti tratto come una merdina, visto che non sei del gruppo, un futuro ‘colletto bianco’ (che io, in fondo, detesto). Se non capisci, ti cazzeo. Non mi interessa se non hai mai visto prima un martello ad aria compressa… se sbagli, ti cazzeo. E sei fortunato che non sei dei nostri, altrimenti ti avrei pure picchiato, come che ho già fatto con altri in passato. L’educazione è questa, non ne esistono altre. Mi piace lo sport, sono ex-campione aziendale di baseball e sono di centro-destra (non capisco perché le persone vadano a Yasukuni a protestare… quelli ormai sono morti e non possono più nuocere). La ragazza-lavandino sa fare già tutto (è lì non so per quale ragione) e ride senza nasconderlo quando il “sensei” mi cazzea…
Cerco di scusarmi, cerco di chiedere… questo al “sensei” non piace, e un giorno si perita addirittura di chiamare i capi dicendo che io “gli rispondo sempre” (le mie erano solo richieste di spiegazione…)… la donna-lavandino ci mette del suo dicendo che una volta ho ADDIRITTURA utilizzato una postura non prevista (che ho subito modificato dopo essere stato redarguito da lei… ma questo la rettile non l’ha detto, ovviamente). Da quel giorno subisco in silenzio. Non mi incazzo, non serve a niente. Le pause sono lunghe però, e il “sensei” fuori dalle pause non è neanche tanto male… un brav’uomo, dopo tutto, mi trovo a pensare. Gli altri uomini (ma dovrei dire ‘spettri’) che sono nella fabbrica avranno parlato in 15 giorni meno di 30 minuti. Non sono cattivi, anzi sono gentilissimi… e depressi, nonostante non ci sia molto da lavorare lì… forse proprio per questo. L’addestramento finisce con una visita alla fabbrica del gruppo MOLTO in vista. Sono impressionato. Mi trovo nel cuore pulsante dell’industria pesante nipponica. Tutto è gigantesco, il numero di persone è esagerato, e tutti o quasi salutano il “sensei” come se fossero dei vecchi camerati che non si incontrano da un po’. Si fabbricano cose che volano in alto… alcune MOLTO MOLTO in alto. La qualità del cibo è buona come al solito ma con una grande scelta… l’atmosfera è molto diversa, sono tutti più genuinamente cordiali e per niente depressi.

Il corso termina con pochi rimpianti. Ho imparato qualche parola nuova e qualcosa sul processo produttivo. Per il resto sono stato umiliato e mi sono annoiato a morte gran parte del tempo. Non diventerò mai un operaio.

Fine parte 1 – WE WANT YOUR SOUL


Pigliarsi la questione in Giappone

gennaio 9, 2010

Cari ragazzi sono tornato. Un grave problema mi ha tenuto lontano dal blog… LA RIBUSCIAGGINE!

Speriamo che trovi la forza di tenerla lontana per un po’ (almeno il tempo di finire il post).

Soprattutto un motivo mi ha convinto a riprendere il blog. Questo motivo si chiama Amleto De Silva che, una sera, mi ha detto: “quello che scrivi mi piace”.

Io Amlo lo idolatro da quando ho scoperto il mondo dei blog e lo tengo come un marunniello virtuale sopra al mio comodino (virtuale pure lui). Questo blog vorrebbe assomigliare al suo, ovviamente è una mera velleità perché esso è un gigante mentre io na sputazzella. E comunque grazie viecchio… sei comunista ma te voglio bene assaje!

Da dove inizio? Ah, sì: c’è questo tipo che ultimamente ho incontrato alcune volte in luoghi di passaggio (di solito davanti alla stazione di Nagoya) che sbraita da un megafono contro il diritto di voto agli immigrati: “la Korea del Nord gestisce i Pachinko, poi verranno a comandare a casa nostra…” insomma la Lega lo farebbe assessore immediatamente passasse dalle loro parti. Una vera personcina a modino. Già mi era capitato di dirgli cosa ne pensavo del suo “pensiero” in altre occasioni, ma oggi pomeriggio (anzi ormai ieri, vista l’ora) lo ho fatto un pochino più platealmente. Andiamo con ordine.

Già avvicinandomi nei pressi della stazione sentivo l’ululare di un megafono. Mi trovo a sperare che è il mio uomo… ultimamente sono diventato una larva e una bella incazzatura, a spese di un leghista nipponese, è quello che ci vuole.

Arrivo lì e la scena che mi si presenta è la solita: ometto di mezza età megafonato che vomita sciempiaggini da una parte, dall’altra tipo dall’espressione sveglia quanto quella di una lastra di piombo che utilizza l’unico neurone rimastogli attivo tenendo in bella vista i volantini (mostràti sotto… li tradurrò prima o poi, ma non assillatemi troppo).

Mi avvicino togliendomi il cappello. Le parole mi fuoriescono dalla bocca con una violenza che non mi appartiene. Effettivamente non sono io: “CHE CAZZO DICI! ANCHE IO SONO UN ESSERE UMANO! STO PAGANDO LE TASSE QUI!”

Mi sorprende che l’uomo si zittisca e si volti a guardarmi (riconosce la mia presenza!) e mi guardi stupito. Poi riprende ad arringare la folla, rispondendo, credo, alle mie accuse. Io intanto, da gran signore, mi sono già girato mostrando il dito medio dietro le spalle.

Bon… incontro la tipa che dovevo incontrare (una scassacazzi che si ricorda di me solo quando gli servono i favori)… e mi balza l’idea di unire l’utile al dilettevole… le mostro cosa dicono di noi alcuni suoi connazionali, le mostro come si alza la testa, e la spavento un po’, avesse mai idea di rompermi ancora.

Riavvicinatomi all’Hide Park dei poveri cristi…

Io: Ma non dire cazzate! Non è così!
Lui: No è così!
Io: Ma sei un bugiardo! Un bugiardo!
Lui: No, non sono un bugiardo! I pachinko chi li gestisce?
Io: Perché non lo chiedi alla Yakuza?
Lui: Non c’entra la Yakuza…

La tipa si è totalmente zittita. Era comprensibile che si scioccasse.
Io: Scusa eh? Dovevo farlo
Lei: Eh ma qui siamo in Giappone.
Io: Lo so… siete una democrazia giusto? C’è libertà di parola…
Lei: Eh ma dipende…
Io: E da che dipende? Devo progeggere i miei interessi io…
Lei: Eh ma lui è un politico…
Io: Siamo tutti dei politici no? Tutti possiamo esprimere le nostre idee… e poi lui non è un politico (basta un megafono per diventare un politico… annamo bene!)
Lei: Sì ma non ho mai visto stranieri fare così
Io: Eh, dovrebbero essercene di più (ce ne saranno di più)

Ah… tutto il casino di fronte alla stazione della polizia. No, non sono coraggioso… solo testa di cazzo.

Pagina 1


Il Sistema legale giapponese Pt. 2 日本の法律 Turista arrestato in Giappone とんでもない理由で観光客が大砲された

luglio 27, 2009

Dal Japan Times, la traduzione di una lettera di Brian Hedge. Ancora una volta la polizia giapponese fa figure di merda (ma tanto cosa frega a loro?). Questo dopo una lunga serie di prevaricazioni (tra le ultime, il fermo del creatore di Death Note e controlli forzati delle urine… se ve lo chiedono, non fateli. Rispondetegli in modo calmo che non possono farlo, che per farlo devono portarvi al comando, che per portarvi al comando devono spiegarvi perché… vi lasceranno perdere).

All’attenzione del governo giapponese e delle autorità di polizia,
Scrivo questa lettera a tutti voi perché credo che sia nel vostro interesse comprendere quanto sia pericoloso per i turisti visitare il Giappone.
Il 2 luglio 2009 a Shinjuku un turista statunitense di 74 anni è entrato in una stazione di polizia per chiedere informazioni. All’interno del kōban si trovavano un agente più anziano (superiore) ed uno più giovane (recluta?).
Il turista ha chiesto dove si trovasse la libreria Kinokuniya e l’agente ha risposto chiedendo al turista se avesse con sé un coltello tascabile. Dato che è un cittadino che rispetta la legge, il turista ha risposto di sì e lo ha dato all’agente anziano. Dopo una rapida misurazione della lama, l’agente ha arrestato il turista 74enne per possesso di coltello tascabile con lama di 1 cm al di sopra dei limiti consentiti.
La parte della notizia più sorprendente è che la revisione della legge sui coltelli era soggetta a moratoria fino al 5 luglio, cioè i possessori di coltelli che violano le nuove regole avevano tempo fino al 4 luglio per sbarazzarsene! Inoltre altri due turisti statunitensi sono stati arrestati lo stesso giorno presso lo stesso kōban.
La conclusione è che il turista è stato tenuto 9 giorni in cella. Benvenuti in Giappone!
Domande:
1. Come possono dei turisti non informati sapere che è proibito portare coltellini tascabili?
2. Cosa devono fare i turisti se la compagnia aerea, le autorità di immigrazione statunitensi e giapponesi non li avvisano di queste leggi?
3. Come possono i turisti sapere quanto possano essere illogici e arretrati i poliziotti giapponesi se le agenzie di viaggio non li avvisano?
4. Perché mai dei turisti gaijin dovrebbero venire in un paese che li considera criminali?
5. Come mai i cittadini giapponesi non vengono arrestati se infrangono la stessa legge?
L’uomo di cui sopra non solo è vecchio e debole ma è anche una persona incredibilmente gentile e innocua. Porta con sé il coltellino ovunque, si tratta di un oggetto molto piccolo e pratico. Ovviamente comprendiamo che la legge è legge, qui nessuno vuole che si infrangano leggi in un paese ospite, ma la realtà è che è assolutamente ingiusto prendere di mira dei turisti che non hanno alcuna conoscenza delle leggi nipponiche, specialmente se si tratta di leggi soggette, ancora per un paio di giorni, ad una moratoria per i cittadini giapponesi.
Questo cittadino statunitense non è mio padre, ma un amico di mio padre ed era venuto in Giappone per la prima volta. Appena ho scoperto questa situazione mi sono sorpreso e tubato parecchio, proprio come lo sareste voi.
Ora mi sento obbligato a gettare luce sul fatto che il Giappone è un luogo terribile da visitare ed estremamente pericoloso se non siete giapponesi. È incredibile che un turista in Giappone debba temere più il governo o la forza di polizia nazionale che i cittadini.

Siamo nel 2009, non nel 1809! È ora che il governo e il popolo giapponese trattino gli stranieri come esseri umani non diversi da sé – con rispetto e umiltà.


Riassunto

giugno 19, 2009

Un gravissimo problema mi ha mantenuto lontano dal blog. La pigrizia.

Cosa è successo nel frattempo?
Dal piu’ recente
1) Preso la questione con un giapponese. Stava facendo il figo con quel cesso della sua ragazza (vestita con una vestaglietta viola) imitando (male) la nostra inconfondibile lingua italiana (avete presente quelli che sfottono i cinesi facendo “cinciuncian?” ecco, stava facendo ‘sta cosa, ma il soggetto ero io e il mio collega)
Mi giro
si fa bianco in faccia e smette di gesticolare fintamente con la ragazza
il collega si paralizza pensando: “oddio questo mo me lo butta giu’ nel fiume… come si dirà in Giapponese “Brigadie’ ‘so innocente?”
Leone suona mezzogiorno di fuoco ma è sera e smette subito
Marziano suona mezzogiorno ma si rende conto che non c’azzecca un cazzo
il tipo e la tipa continuano a camminare facendo finta di niente
Dalla mia bicicletta mi alzo, diventando piu’ alto di 7-8 centimetri, e loro sono comunque già dei puffi
Cosa fai? Mi sfotti?
SILENZIO
Guarda che non è che siamo scemi solo perché stranieri
SILENZIO
Guarda che posso parlare giapponese
SILENZIO
Guarda che io le tasse le pago
SILENZIO
COGLIONE!
SILENZIO
… come fare figure di merda con la tua ragazza a costo zero in Giappone.

2) Forse mi pigliano a tradurre Naruto, il romanzo
3) Ci siamo spostati in un appartamento con vista grattacieli… presto delle foto
4) Mi hanno tagliato lo stipendio
5) Incontro dei piloti della Jal… li insulto un po’ ché sono americani, ma mi rendo conto che non è colpa loro, e facciamo amicizia.

Tutto quello che credevo sui piloti si è polverizzato in una serata (piu’ un altro incontro)
A) cocchieri è dire poco (dicesi cocchiere un buzzurro da antologia)…. simpatici ma cocchieri
B) Frase della serata: eh ma qui nessuno parla inglese… dove sono gli stranieri?! (Siamo in Giappone coglione, non a New York City)
C) Frase della serata: Ma perché non parlano inglese?
D) Durante l’addestramento quando abbiamo un punteggio superiore ai piloti giapponesi ci fanno rifare il test chiedendoci di prendere di meno (Yes, at JAL, JAPAN AIRLINES, when foreign pilots score higher than Japanese pilots they are forced to take the test again… TO SCORE LESS!!!)
E) Non ci fanno cambiare nei camerini con i giapponesi (Yes, at JAL, JAPAN AIRLINES, foreign pilots are asked to not change their clothes together with Japanese pilots)
F) “Andiamo a mangiare del Prosciutto (mezz’ora per capire cosa mi stessero dicendo) all’Annie’s Bar… è buonissimo” (e infatti una zozzeria come poche…)
G) Quando i piloti stavano pagando il prosciutto (hanno avuto almeno il buon gusto di offrire loro) mentre discutevano su chi dovesse pagare uno ha detto all’altro scherzando “oh, ma a chi cacchio stai dando i soldi? Credi forse di avere a che fare con una assistente di volo?”…
H) (un’altra sera)… stavamo vedendo TOP GUN con delle tipe in albergo, ma ci scocciavamo e siamo venuti qui (!!!!!!! VI GIURO E’ TUTTO VERO!)


Casoria-Tokyo… ovvero, lo sputtanamento è un attimo

maggio 3, 2009

chunichi

Non posso fare almeno di levitare a 2 centimetri dal suolo tipo Lovercraft (il noto scrittore horror gonfio d’aria). Grazie a una zoccolella di Casoria il Premier ha fatto un’ennesima figura di merda (taciuta per lo piu’ dai TG… alla faccia di chi dice che in Italia c’è la libertà di informazione). Ebbene sì, il premier va con le minorenni ed è n’omm’ spuorco. Noemi invece è ‘na zucculella di 18 anni come tante ce ne stanno dalle nostre parti… e i genitori sono invece dei papponi che sognano il riscatto della loro vita di merda attraverso il corpo della figlia (non capendo che pure se vivessero a Nuova York resterebbero comunque gentarella). Intanto, ora ci sanno pure qua…


… DI NUOVO!?又??!

novembre 11, 2008

E` successo di nuovo. L`avevo pagata apposta 2 soldi, faceva schifo, si stava scassando ed era pure scomoda… pero` potevo pure legarla eh?

ECCHECAAAAA!