QUARTA EDIZIONE – Accorrete numerosi!

luglio 21, 2011



Giappone: La catastrofe vista da qui

marzo 16, 2011

La cucina è allo scuro, illuminata parzialmente dalla luce proveniente dalla mia stanza, il fusuma è aperto.

“Tutto ok il reattore?” chiedo al coinquilino.

“Non cambia da un po’. Ma non starci a pensare troppo.”

“Se continua così io vado via… se venissi anche tu con me? Un letto c’è a casa mia… avresti anche la possibilità di vedere l’Italia”.

“Io sono giapponese. Sono nato qui e morirò qui. In Giappone ci sono tutti i miei cari, voglio morire con loro”.

Il discorso è assurdo, pare uscito direttamente da un anime anni 70… e neanche dei migliori. Ma è un ragazzo di 35 anni che me lo fa. Uno che ora lavora in un negozio di videogiochi usati.

Alcuni giorni prima…

mi trovo al computer, sto leggendo Wookieepedia. Volevo informarmi sugli “shadowports”… l’universo di Star Wars si è fatto molto molto complesso in questi ultimi 5 anni. Ormai ci sono almeno 5 linee temporali diverse, probabilmente di più. La porta finestra che dà sul balcone trema: “E’ il vento” mi trovo a pensare… la finestra è sottile e costruita molto male. Però ho una strana sensazione, come un lieve mal di mare, anche la scrivania pare tremare. Mi volto a guardare il lampadario: ondeggia. TERREMOTO.

Vado in cucina, il coinquilino sta cucinando.

“Il terremoto!”

“Vero?”

“Sì! Guarda il lampadario…”

“Ah, è vero, sta ondeggiando” risponde come se stesse osservando la cosa più naturale al mondo.

“Scappiamo!” dico concitato mentre il pavimento balla.

“Nah! Non preoccuparti”

Rimango di sasso per qualche secondo…

“Oh sta tremando per bene eh?” Dice il coinquilino piacevolmente sorpreso.

“E allora fuggiamo!”

“No vai tu”.

Mi fiondo giù, con le scarpe infilate a metà e la cintura slacciata. Arrivato al piano terra (il primo per il sistema giapponese) mi impalo ad osservare il palazzo come un fesso. Persone che escono dal negozio di fianco mi guardano.

“Tutto bene?”

“Sì, ma c’è stato il terremoto”.

“Ah”, mi dicono sorridendo condiscendentemente.

“Sì, non sono abituato”

Ritorno sopra proprio quando altri stranieri scendono giù.

“Paura eh?”

“No, no, stiamo solo andando a fare una passeggiata…” rido.

Entro in camera e inizio a tenermi informato, scambiando qualche battuta anche col coinquilino. Effettivamente la scossa era forte… mi chiama mia madre, che è molto MOLTO apprensiva. La tranquillizzo quando arriva un’altra scossa. Torno giù

“Sta tremando, scendi?”

“Nah!”

“Ma come cavolo fai a stare così calmo!”

“Sono abituato”

Dopo poco torno su (rigorosamente senza ascensore). I danni paiono gravi, c’è anche uno tsunami e scosse a Tokyo… ma non mi pare una cosa enorme.

Vado al lavoro.

Arrivato, scambio qualche battuta con la segretaria riguardo al terremoto e guardo le immagini in TV.

Effettivamente il danno pare molto più grave di quello che immaginassi. Si parla di uno dei sismi più gravi del secolo.

Torno a casa, tranquillizzo i miei e guardo la rete… inizio a rendermi conto dei danni.

Trascorro il giorno successivo oziosamente. Si parla di danni alle centrali ma non mi pare tanto grave. Nel pomeriggio incontro una conoscente e trascorriamo amenamente il pomeriggio. Mentre ci troviamo in un negozio di strumenti musicali parlando di tastiere elettroniche mi chiama un amico: “E’ una fusione… la situazione è critica!”

Trasecolo. Dico all’amico di tenermi informato su ulteriori sviluppi e gli prometto di andarlo a trovare in serata.

Andiamo a mangiare ramen taiwanese (ottimo) in un piccolo ristorantino. Mentre mangiamo guardiamo la TV. Alcuni degli avventori trovano le notizie sul reattore, ormai preoccupanti, abbastanza divertenti. In particolare gli elmetti indossati dai commentatori. Lo stesso comportamento è stato riscontrato dall’amico che vado a trovare in serata.

Tornato parlo con il coinquilino dell’energia nucleare…

“Il Giappone dovrà cambiare politica sul nucleare” dico.

“E come facciamo? Non abbiamo risorse”.

Inizio a scaldarmi: “Ma coprite solo il 20% del fabbisogno!

“E senza le centrali come faremo a coprirlo?

Non capisce… questa gente non capisce… e non ha idea…

Domenica sera vengo contattato da un amico che mi dice di stare andando all’aeroporto a cambiare gli yen in Euro. Prevede un deprezzamento a breve e danni catastrofici. Non ha tutti i torti e dopo poco mi trovo con un altro amico sul treno per l’aeroporto e un malloppo di banconote in tasca. Chiamo un po’ di gente per dirgli di fare attenzione.

Al ritorno compro una medicina per i gargarismi… Contiene iodio, e potrebbe essere utile.

Sono un po’ preoccupato.

Il giorno successivo mi reco ad una città vicina per insegnare… incontrare un po’ di gente simpatica mi fa sentire meglio. Durante la serata rincontro il mio amico (abita di sotto) e discutiamo delle possibilità. Fuggire sembra comunque un’opzione remota.

Lunedì vado al lavoro e parlo con l’amico tedesco. Le notizie non sono delle migliori. Il mio coinquilino resta scettico e sarcastico. Rifiuta lo iodio. I miei sono sempre più preoccupati e mi telefonano di continuo. Parlare con un amico italiano non mi tranquillizza affatto… anzi per 10 minuti mi faccio prendere dal panico puro.

Preparo il minimo indispensabile per lasciare casa in fretta e furia: Soldi, documenti, telefonino, sigillo personale.

Martedì.

Lavoro di nuovo. La TV non promette niente di buono. La NHK trasmette di continuo pubblicità progresso… atmosfere composte, bambini sorridenti, scenari incontaminati, pupazzetti simpatici che ci spronano a essere più buoni col prossimo, a studiare, ad essere delle persone migliori… il contrasto con la devastazione alla “Mad Max” del nord, e con una crisi nucleare come non se ne vedono dai tempi di Hiroshima e Nagasaki ti fa credere di essere in un film di Terry Gilliam. Informo la segretaria e il boss che potrei lasciare il paese alle brutte. La sera c’è una scossa di terremoto, preannunciata dalla radio. Ormai quegli avvisi di scosse sono un appuntamento fisso… inutile dire che mi terrorizzano e mi fanno osservare il lampadario con apprensione. Ai primi tremori lascio l’edificio di corsa… almeno la volontà è quella di correre, ma il terrore mi morde alla bocca dello stomaco e ho l’impressione di non correre tanto svelto… di essere appesantito dalla paura.

Al convini compro un po’ di razioni di emergenza (patatine e altra spazzatura assortita) e al mio ritorno trovo i miei coinquilini che mi prendono in giro per la mia paura.

“Guarda che l’Italia per te farà un’eccezione e ti lascerà a terra eh?” Sfottono…

Mi chiamano i miei, più preoccupati che mai. Li tranquillizzo dicendogli di aver già fatto le valigie… poi le faccio davvero. Quello che mi terrorizza di più è che questa gente non reagisce. Va tutto bene, le radiazioni vanno bene… qui parlano di self control, io parlo semplicemente di ignoranza.

Mercoledì mattina mi chiama un amico italiano.

“Domenica cosa hai da fare?”

“niente credo, perché?”

“Vado a Osaka per seguire gli sviluppi da lì. Se va male, parto. Vieni con me?”

“Forse sì, ti faccio sapere al più presto”

Durante la settimana avviso gli amministratori che forse lascerò il condominio molto presto, e pago 2 mesi di affitto in anticipo. Mi reco quindi all’agenzia di viaggi per comunicare che forse non acquisterò più il biglietto per quest’estate… mi danno gentilmente un paio di giorni di tempo per decidere. Compro altre provviste.

Sono passate quasi 24 ore. La catastrofe nucleare sembra imminente. 50 persone si stanno immolando per placare il mostro… Questa gente è troppo orgogliosa. Orgoglio che rasenta la stupidità… ma ormai è troppo tardi recriminare. Farò come i topi: Lascerò la nave prima che affondi.


L`uomo della Zaibatsu – Parte 2

novembre 11, 2010

…Dopo il training e` previsto un periodo di 2 mesi (che poi diventano 3) nelle varie sezioni della fabbrica, per seguire da vicino la produzione. Forse il periodo più noioso della mia vita. Sveglia alle 6, arrivo in fabbrica alle 7.30, esercizi alle 8, pausa alle 10, pranzo alle 12, ripresa del lavoro alle 13, pausa alle 15, fine lavoro 17, arrivo a casa ORE 18.15. Dodici ore fuori di casa. Non mi pagano abbastanza, decido.

Impressioni sparse su 3 mesi pesanti come un macigno:
La sezione (genba) in cui trascorro più tempo è anche la mia preferita. I ragazzi sono fantastici, alla mano, ho l`impressione di non essere mai stato così vicino a uno del luogo. Al lavoro non faccio assolutamente nulla (ma NON posso appartarmi per farmi i cazzi miei) ma sono contento di stare con loro. Se solo il tempo passasse più rapidamente…

Canticchio una musichina mentre lavoriamo… il tipo che ho vicino dice: “ma io questa l`ho gia` sentita… tipo in sala giochi…”
“E` MAKAIMURA” faccio io…
“AAAH, ecco perche`…”

Il tempo non passa mai. Vengo riportato bruscamente ai tempi della scuola dell`obbligo, quando restavo con gli occhi incollati all`orologio. Ho tanto tempo per pensare alla qualsiasi. Sperimento l`alienazione dell`operaio. E` tutto molto brutto. Passo questo periodo in costante stato di non-vita. Arrivo all`assurdo in cui sono contento se mi danno qualche lavoro (molto umile… di solito spazzare…) da fare. Mi mantiene in vita: la promessa di essere trasferito in un ufficio vicino casa.

Scopro che uno dei ragazzi in questa prima sezione ha giocato a “IL RICHIAMO DI CTHULHU” quando era alle superiori. C`e` vita su marte.

Alcuni ragazzi giocano a monster hunter sulla PSP. Sono cosi` appassionati da aver messo dei modellini dal gioco in un piccolo spazio ufficio a loro riservato… i mostriciattoli vengono di solito disposti in pose oscene.

Il tempo non passa mai. Inizio a pensare al sesso fine a se` stesso abbastanza spesso… non e` un bene… mi sto trasformando in un animale.

Un giorno becco uno dei ragazzi di un`altra sezione che monta un modellino di gundam in un`area dove (pensava) non va mai nessuno… faccio quasi finta di niente.

Scoppia una rissa mentre mi trovo alla sezione verniciatura. Finalmente succede qualcosa. Il senior prende a calci un ragazzino e poi gli gli sbatte la testa contro il muro. Aiuto a sedare gli animi. I due si scusano umilmente dopo pranzo con tutto il gruppo.

Prima di ogni giornata lavorativa, dopo gli esercizi ginnici, c`e` una riunione con i capi della fabbrica. Tutti devono ascoltare cosa hanno da dire. Dopo c`e` la riunione con i capi della propria sezione. I ragazzi con cui sono piu` legato spesso e volentieri fanno gli scemi quando il loro capo parla (anche lui partecipa alle scemenze…).

La cosa piu` dura sono le trasferte: Gianfranco Marziano (un galantuomo degno di questo nome, non come voi…. -completate la citazione-) ha descritto meravigliosamente la situazione nel suo psichedelico BANGJETS. Sveglia alle 6, piscia come un vecchio, lavati come un gatto (cit.) prendi metro, cambia metro, cambia metro, prendi bus aziendale. La parte peggiore e` il bus aziendale… c`e` la televisione e sono costretto a sentirmi tutte le stronzate che la madre di tutti i deficienti giapponesi (e ce ne sono tanti) ha da scodellare. Mi aiutano alla sopravvivenza il Kindle (il miglior acquisto fatto da ANNI), Mishima, Dick, Dostoevskij, Politkovskaya e pure quella merda di Mao. In realtà il contrasto è stridente. Piu` leggi qualcosa che ti fa girare le meningi, più ti girano le palle per il fatto che intorno a te c’è un semideserto-culturale. Devo convertirmi alla massa o resistere stoicamente e spararmi le pose?

Conto i giorni che mi separano dalla fine del training. Conto le ore. Conto….

La promessa di andare all’ufficio vicino casa viene frantumata brutalmente, tipo: “hai sentito? La prossima settimana vai in ufficio”. “Si` lo so (cazzo! Era pure ora)…”
“Allora la prossima settimana ci vediamo qui…”
“Qui dove?”
“All’ufficio della fabbrica”

ALLANEMECHIVEMMUORTO!!!

Continua…?


L’uomo della zaibatsu – Parte 1

settembre 6, 2010

Questo post potrebbe iniziare così:

… apro gli occhi. Il futon mi si appiccica alla schiena sudaticcia… il ventilatore che mi aiuta a sopportare l’afa settembrina gira ormai da più di 10 ore ininterrottamente. Non ho sentito ancora la sveglia, credo che sia un’ora imprecisata prima delle 6 del mattino (la avevo controllata prima, ed erano le 5 e qualcosa). Le 7.45. Sono in ritardo di un’ora e quarantacinque minuti. E’ lunedì…

… facciamo un passo indietro

“Non capisci un cazzo! Sei uno stronzo! Dici sempre ‘ho capito’ e poi non capisci una mazza! Questo non è lavoro!” mi grida, in giapponese, il “sensei”. Mi sciolgo in un mare di scuse ed inchini e trovo buffo che tutto quello che mi dice si traduca in dialetto napoletano nella mia mente…

Un altro passo indietro:

Una sera di luglio in un bar di Nagoya. Io ho preso un hamburger di canguro (non è uno scherzo), il tedesco poco o niente. Mi sta parlando di lavoro.

“… e dunque ti dicevo, dopo un periodo di training, abbastanza duro, ti spediranno in ufficio”.

“Ma io di questa roba non so niente però…”. dico.

“… non preoccuparti, imparerai”.

“Quanto mi daranno?” dico buttando tutto sullo spiccio.

“Ti pagheranno – cifra abbastanza alta da farmi abbandonare il mondo dell’insegnamento senza pensarci troppo su – Yen”

“Fammi parlare con ‘il capo’”

Primo pomeriggio. Il “capo” è un ragazzone alto e simpatico. E’ di discendenza coreana, di cultura e inglese più che decenti. Mi dice più o meno quello che mi ha detto il tedesco. Lui gestisce una agenzia interinale che fornisce lavoratori a questa compagnia che lavora nel campo aerospaziale. A sua volta la compagnia lavora per una compagnia MOLTO in vista. L’idea è quella di formare del personale che sappia le lingue e sia in grado di affrontare trattative con aziende che operano all’estero nello stesso settore. Il sistema è giapponese (inventato dalla Panasonic mi dicono)… indipendentemente da ciò che farai devi iniziare dalla gavetta. Ripeto al coreano quello che ho detto al tedesco:
“Non ne so niente, ma sono pronto a imparare”

Passa qualche giorno. La fabbrica madre del gruppo, come anche le altre, è molto lontana dal centro. Se non si è dotati di un mezzo proprio la si può raggiungere con la metro fino a un certo punto e quindi con il minibus aziendale. Facendo dei rapidi calcoli, quando e se inizierò questo periodo di training, dovrò svegliarmi alle 6 del mattino. Un orario improponibile per uno come me che non ha mai preso il vizio di lavorare.

Lo stabilimento è proprio sul porto, abbiamo un po’ di tempo e lo trascorriamo a parlare osservando le navi da carico su uno sfondo da incipit de ‘il neuromante’. Giunta l’ora ci rechiamo in fabbrica. Noto subito che nel piccolo parcheggio antistante c’è una Fiat 500 Abarth gialla vecchio tipo… e già intuisco per quale motivo.

Inizia la ‘mensetsu’, il colloquio (perché poi metto ‘la’ al posto di ‘il’?). Ci sono ‘il capo dei capi’, chiamato ‘SENMU’ (Direttore Generale) e il direttore alle vendite. Sono vestito con un completo gessato che mi fa sembrare un giovane laureato alla scuola Mediolanum con un masterdicomunicazioneaziendale, oppure un mafioso degli anni ’50, scegliete voi. Sorseggio una zuppa fredda e velenosa che loro hanno il coraggio di chiamare caffé su poltroncine di design italiano (in pelle umana, sospetto) in un ufficio di rappresentanza.

“… e dunque questa sarebbe la nostra idea.”

“Premetto che sono onorato di essere stato scelto da voi, onestamente vi dico che non sono preparato a questo nuovo lavoro, ma che sono pronto ad imparare” dico novello samurai che fa una dichiarazione di fedeltà al suo daimyo… intanto inizio a sentire lontano lontano il refrain del pezzo di Adam Freeland ‘WE WANT YOUR SOUL‘.

La fabbrica all’interno è… interessante. Non è grandissima, ma certo non è piccola. Dimenticavo di dirvi un particolare… l’unica fabbrica che ho visto finora è quella della Cocacola alle scuole medie. Pannelli, uniformi, apparecchiature grandi e costose, robot, tutti salutano in un modo che non ho mai sentito prima (‘lavora in sicurezza’ mi spiegheranno poi), pulizia e attenzione ai dettagli. Senmu è genuinamente simpatico. Fa battute a tutto spiano e mi mette a mio agio. Incontro, tra i vari papaveri, alti e meno alti, dell’azienda, anche il proprietario della 500 che, come sospettavo, ha la FIAT 500 ABARTH perché è quella di Lupin III… non si esce vivi dagli anni ’80, neanche in Giappone… il refrain di WE WANT YOUR SOUL continua.

Torno dall’Italia. Mi fanno 2 giorni di training, tra l’interessante e il mortalmente palloso, sulla “morale dell’azienda”, su come ci si comporta in fabbrica, la sicurezza, l’organizzazione, i does e i don’t, con tanto di video educativi (anche sul sexual harassment)… Le persone che mi impartiscono la lezione sono gentili e interessanti… WE WANT YOUR SOUL grida una voce elettronica.

Fatto questo breve training arrivo nell’altra fabbrichetta del gruppo. Silenzio tombale di tomba. Poche persone, una decina al massimo, anzi meno. Mi viene dato un armadietto… non ho un luogo per cambiarmi e lo faccio di nascosto in uno spazio angusto, l’uniforme è usata (del tedesco) ma poco me ne cale. Si inizia con gli esercizi ginnici, ore 8, urlati a tutto volume da un disco registrato che viene fatto girare in tutte le fabbriche del gruppo nello stesso momento. La voce elettronica grida WE WANT YOUR SOUL. Mi colpisce la poca voglia di fare esercizio di alcuni operai. Il caso limite è uno che si mette in disparte e muove solo le braccia facendole ondeggiare a destra e sinistra… l’atmosfera non è delle migliori.

L’addestramento vero e proprio inizia. In training con me la “ragazza-lavandino”, un cesso che nelle pause fuma a più non posso sigarette al mentolo e parla solo con il “sensei” (come se fosse suo fratello). Una cosa la comprendo subito, non sono fatto per la fabbrica. Apri i buchi nei pannelli, allargali, mettici i rivetti, toglici i rivetti… queste sono le cose che tentano di farmi imparare in 15 fottutissimi giorni da incubo dove vengo insultato ogni giorno, tutti i giorni, dal “sensei”. Il sensei è il tipico “masto” che molti campani conoscono. La figura del “masto” (il capo) è archetipica. Credo che il suo template sia sempre esistito senza essere riprogrammato dai tempi di Ramsete IV. Funziona così: io ti spiego (in dialetto) e tu cerchi di capire. Ti tratto come una merdina, visto che non sei del gruppo, un futuro ‘colletto bianco’ (che io, in fondo, detesto). Se non capisci, ti cazzeo. Non mi interessa se non hai mai visto prima un martello ad aria compressa… se sbagli, ti cazzeo. E sei fortunato che non sei dei nostri, altrimenti ti avrei pure picchiato, come che ho già fatto con altri in passato. L’educazione è questa, non ne esistono altre. Mi piace lo sport, sono ex-campione aziendale di baseball e sono di centro-destra (non capisco perché le persone vadano a Yasukuni a protestare… quelli ormai sono morti e non possono più nuocere). La ragazza-lavandino sa fare già tutto (è lì non so per quale ragione) e ride senza nasconderlo quando il “sensei” mi cazzea…
Cerco di scusarmi, cerco di chiedere… questo al “sensei” non piace, e un giorno si perita addirittura di chiamare i capi dicendo che io “gli rispondo sempre” (le mie erano solo richieste di spiegazione…)… la donna-lavandino ci mette del suo dicendo che una volta ho ADDIRITTURA utilizzato una postura non prevista (che ho subito modificato dopo essere stato redarguito da lei… ma questo la rettile non l’ha detto, ovviamente). Da quel giorno subisco in silenzio. Non mi incazzo, non serve a niente. Le pause sono lunghe però, e il “sensei” fuori dalle pause non è neanche tanto male… un brav’uomo, dopo tutto, mi trovo a pensare. Gli altri uomini (ma dovrei dire ‘spettri’) che sono nella fabbrica avranno parlato in 15 giorni meno di 30 minuti. Non sono cattivi, anzi sono gentilissimi… e depressi, nonostante non ci sia molto da lavorare lì… forse proprio per questo. L’addestramento finisce con una visita alla fabbrica del gruppo MOLTO in vista. Sono impressionato. Mi trovo nel cuore pulsante dell’industria pesante nipponica. Tutto è gigantesco, il numero di persone è esagerato, e tutti o quasi salutano il “sensei” come se fossero dei vecchi camerati che non si incontrano da un po’. Si fabbricano cose che volano in alto… alcune MOLTO MOLTO in alto. La qualità del cibo è buona come al solito ma con una grande scelta… l’atmosfera è molto diversa, sono tutti più genuinamente cordiali e per niente depressi.

Il corso termina con pochi rimpianti. Ho imparato qualche parola nuova e qualcosa sul processo produttivo. Per il resto sono stato umiliato e mi sono annoiato a morte gran parte del tempo. Non diventerò mai un operaio.

Fine parte 1 – WE WANT YOUR SOUL


MANKOPAKAPA – MI STA STRETTO LO STIVALE

luglio 13, 2010

Giovedì 15 ore 21.30 sulla Web Radio “Radio VENTIDIECIMankopakapa (TERZA EDIZIONE) è andato in onda in edizione DE LUXE… Un grazie speciale ai conduttori, agli organizzatori, alla Caschera (senza accento) e a MASSICADENTI che


MANKO PA CAPA III

giugno 30, 2010

Dunque amichetti… hisashiburi! Da quanto tempo. A tutti gli interessati! MANKO PA KAPA EDIZIONE III sta per andare in onda… cosa ne pensate del 5 sera? Fatemi sapere!


Prima monta la Prius… Poi ci si suicida dentro

marzo 12, 2010

E’ accaduto oggi a Kariya, poco lontano da qui. Nella fabbrica della Toyota un operaio quarantenne, precario, appena ha saputo che lo avrebbero segato, non si è scomposto… ha continuato a lavorare, si è montato la sua Prius, ci si è chiuso dentro e si è avvelenato con l’acido solfidrico. Ne ha dato per primo l’annuncio l’ottimo PIO D’EMILIA (comunque poi la notizia è stata riportata anche da altre fonti). NAMU


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